Nuvole e orologi

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Milano, 9 febbraio 2011, la giornata Gartner dedicata al Cloud Computing

Chissà se chi coniò il termine inglese di Cloud Computing conosceva il saggio di sir Karl R. Popper “Nuvole e orologi” presentato per la prima volta alla Washington University il 21 aprile del 1965, poi pubblicato in italiano da Armando Editore nel 1975, infine diventato un testo a sé nel 2005 sempre a opera del medesimo editore. Il dubbio mi ha colto quando lo scorso 9 febbraio a Milano ascoltavo con divertito interesse la brillante introduzione dell’analista Gartner Milind Govekar che, con la sua relazione “Bringing Cloud to earth for infrastructure and operations: practical advice and implementations” raccontava di quanto fosse rischioso navigare a vista in un banco di nubi, senza strumenti con cui orientarsi; già perché quando le nuvole si abbassano e sfiorano il suolo spesso si trasformano in foschia, per non dire nebbia.
Fuor di metafora: optare per l’implementazione di un’infrastruttura Cloud si trasforma in una scelta impegnativa che coinvolge l’intera azienda, senza risparmiare alcun ambito. Il Cloud Computing, infatti, è prima di tutto un modello alternativo di delivery dei servizi, modello che le funzioni di business percepiscono come una strada alternativa all’It, più agile, elastica e versatile. Non esiste un approccio standard al Cloud; ogni implementazione, ancora più in questa fase tuttora sperimentale, è un caso a sé; inutile aspettarsi, almeno per ora, il Cloud in the box.
E’ stata proprio questa visione a evocare in me le considerazioni dell’epistemologo Popper; nel Cloud (che Gartner definisce come stile di computing in cui la scalabilità e l’elasticità dell’It, accanto a specifiche skill, sono erogate ai clienti esterni in modalità “as a service”, utilizzando le tecnologie internet) sono contemperate esigenze di standardizzazione e di personalizzazione da cui dipendono i tipici attributi del Cloud, ovvero centralità del servizio, scalabilità ed elasticità, condivisione, metriche costruite sull’uso del servizio e ampio ricorso alle tecnologie internet. Nella sostanza, il Cloud è indeterminista; lo è perché mantiene la focalizzazione sui servizi, spostando il focus aziendale dagli output agli outcome; lo è perché accetta contemporaneamente approcci sistematici di tipo top down e approcci opportunistici. Torniamo a Popper, allora; scopriamo cosa intendeva l’epistemologo quando parlava di nuvole. Le nubi sono sistemi fisici che, come accade per i gas, “sono altamente irregolari, disordinati e più o meno imprevedibili.” Una nuvola è imprevedibile, indeterminata mentre un orologio è prevedibile; un orologio perfetto si propone come “il paradigma di un sistema materiale meccanico e deterministico”. Eppure tutti gli orologi sono nuvole, pur con un grado di nuvolosità diverso. Perché tutto questo? La spiegazione la diede il fisico e matematico americano Charles Sanders Peirce ricordando che anche le strutture più prevedibili, a livello molecolare, sono invece caratterizzate da nuvole di particelle in movimento. Il Cloud, in virtù della sua natura “as a Service” porta in sé questa dualità; deterministico quando è analizzato dal punto di vista macro perché propone un modello di delivery strutturato e ordinato, proprio come un orologio, indeterministico quando si entra nel livello micro e ci si concentra sui contenuti erogati, i servizi che per loro natura si adattano all’evoluzione dell’utenza. La dualità “nuvole e orologi” fa sì che il Cloud si proponga come modello capace di accelerare l’agilità (riducendo il Time to market e i tempi di manutenzione); contenere i costi, compresi quelli operativi, orientandosi verso maggior automazione e ottimizzazione del riuso delle risorse disponibili; ridurre la complessità operativa, concentrare gli sforzi It sul valore del business, catalizzare l’innovazione grazie anche alla diffusione di metriche dedicate, concepite in funzione dell’uso. Dalla natura duale discende la necessità di avere figure professionali con nuove competenze; per un’azienda il viaggio verso il Cloud computing si fa lungo e articolato, coinvolgendo l’infrastruttura, le applicazioni, i servizi.