Credito alle Pmi: è l’ora dell’override?

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In un recente convegno organizzato da Aletheia il presidente Franco Rebuffo ha illustrato il valore del criterio di rating per liberare il potenziale economico delle piccole imprese. Risposta cauta dalle banche

Convincere le banche a fidarsi del potenziale che la propensione all’innovazione tipica delle Pmi italiane rappresenta per la crescita economica del Paese. Questo l’obiettivo che ha portato Aletheia, società specializzata in ricerche e consulenze per il mondo delle imprese, a organizzare di recente presso l’Assolombarda di Milano un incontro dedicato al dibattito sui possibili sviluppi di “override”, un nuovo parametro di valutazione del rating elaborato in alternativa ai criteri adottati dalla scuola anglosassone e su misura del peculiare fattore di rischio che caratterizza l’attività delle Pmi nostrane. “L’override altro non è che il tentativo di realizzare un rating in grado di inquadrare e rendere prevedibile il rischio idiosincratico specifico dell’ambiente in cui opera l’impresa italiana, tipicamente attiva in mercati di nicchia ad alto tasso di innovazione e creatività dei processi produttivi e, per questo, esposta a eventi e cambiamenti improvvisi ed estemporanei, non catalogabili all’interno dei tradizionali rischi ciclici che caratterizzano la produzione su scala industriale” ha spiegato il presidente di Aletheia Franco Rebuffo. D’altra parte, è proprio su questa imprevedibilità della piccola impresa che si giocano le principali chances di ripresa dell’economia italiana, chiamata, dati di Bankitalia alla mano, a riprendersi dai sei punti percentuali di Pil persi a causa della crisi e a competere sui mercati internazionali “con elementi differenzianti”. Il punto, allora, è indurre gli istituti di credito a superare la diffidenza “naturalmente esibita” verso rischi che si materializzano all’improvviso e, quindi, non sono prevedibili. “Il nuovo criterio di valutazione dovrebbe servire proprio a questo – ha proseguito Rebuffo -; ovvero, a introdurre deroghe pianificate ai tradizionali sistemi di rating utili a rendere visibili tutte le probabili variazioni che possono occorrere durante la traiettoria evolutiva di un’impresa. Del resto, il ricorso all’override è riconosciuto, addirittura, dagli stessi parametri di Basilea 2, anche se mi rendo conto come non sia semplice, per una banca, soprattutto di questi tempi, assumersi quella che, di fatto, è un’ulteriore esposizione nella voce crediti”. Prudenza, verso uno strumento di valutazione senz’altro riconosciuto come valido per migliorare i rapporti con la clientela, ma non certo esclusivo, è infatti quella espressa dalle dirette interessate, che, per bocca di Stefano Mieli, direttore centrale per la vigilanza bancaria e finanziaria della Banca d’Italia, hanno così risposto alla proposta di Rebuffo: “L’override non deve essere un modello per forzare il risultato dei modelli, aggiustando la valutazione in modo da renderla coerente con le scelte d’affidamento. Tuttavia, se utilizzato con accortezza, il parametro può essere determinante nell’individuazione di elementi discriminanti che i normali modelli di rating non sono in grado di elaborare”.